NFL Draft 2013: Geno Smith

Geno Smith, Qb, Senior, West Virginia Mountaineers

Pro

  • Passaggio potente e preciso
  • Mobilità
  • Etica lavorativa
  • Lettura difesa

Contro

  • Footwork
  • Frettoloso sotto pressione
  • Poco utilizzo della corsa

L’onda di giovani quarterback scramble in Nfl ha preso un’impennata con l’arrivo di Cam Newton e di Robert Griffin III, due talenti con diversi interrogativi riguardanti il corretto utilizzo del braccio.

Fortunatamente da quanto mostrato fino ad ora entrambi non possono essere accusati di essere dei soli scramble grazie a prestazioni molto convincenti anche nel gioco aereo. A questi due si potrebbe aggiungere presto Geno Smith, talento di West Virgina autore di una stagione fantastica con il solo utilizzo del braccio.

Smith è un quarterback di colore atipico per le sue caratteristiche perché predilige il pass game e spesso si intestardisce a insistere con un passaggio piuttosto che sfruttare il suo fisico in un azione di corsa. Aspetto molto sospetto ma che potrebbe giocare tutto a vantaggio del ragazzo originario di Miami,Florida.

In tre anni da starter le cifre hanno pagato questo modo di esprimersi, avvantaggiandosi di un sistema offensivo difficile da difendere come è lo Spread e con il livello delle difese della Big 12, anche se il passaggio al livello successivo richiederà certamente un impiego delle proprie gambe al fine di confondere gli avversari.

Smith è il ragazzo ideale per una squadra che abbia già qualche punto di riferimento all’interno del roster: intelligente, voglioso di apprendere e di migliorarsi, potrebbe far comodo a più formazioni nonostante qualcuno continui preferirgli Matt Barkley essendo forgiato dal sistema West Coast, ben apprezzato al piano superiore.

Ma il braccio potente e preciso, la mobilità e una certa autonomia nel riconoscere le mosse della difesa lo rendono un giocatore molto malleabile e adattissimo al sistema West Coast, sistema che cerca di far avvicinare il più possibile gli avversari alla linea di scrimmage per poi liberare spazi sul profondo.

Sicuramente un sistema in cui “l’artista del touchdown” potrebbe trovarsi bene; per farlo al meglio ci sarebbe bisogno di lavorare su qualche aspetto fondamentale per il tempo di sviluppo dell’azione.

Innanzitutto il footwork, ovvero il posizionare il più in fretta possibile i piedi al fine di avere una posizione sicura per scaturire il miglior lancio; fino ad ora Smith ci ha impiegato qualche secondo di troppo e per un sistema in cui la velocità può fare la differenza questo potrebbe essere un dettaglio non da poco anche se risolvibile già dai primi camp.

Per secondo, ma forse per primo come importanza, la quantità di palloni sprecati: è spesso capitato che Geno lanciasse palloni importanti senza senso quando messo in difficoltà dai pass rusher a causa di una cattiva protezione della linea. Premettendo che una squadra nella Top 3 non abbia proprio la miglior linea della Lega, sarà importante curare questo aspetto al fine di evitare intercetti sanguinosi.

Quindi tutto si ricollega alla sua volontà di correre: se il numero 12 dei Mountaineers facesse un maggior utilizzo delle proprie gambe al fine di uscire dalla tasca nella speranza di trovare yards importanti o un compagno libero, allora il suo impatto potrebbe essere davvero notevole fin da subito.

La sua posizione al draft è spaventosamente salita grazie alle prime cinque partite della stagione ma è stata ridimensionata dalle ultime sconfitte. Sul record di 5-4 cadono i principali dubbi: è veramente pronto Geno Smith per le signore difese della Nfl?

Domanda difficile da rispondere ma questa classe di qb non propone il vero Nfl Ready perciò qualche rischio bisognerà prenderselo. Attualmente sembra essere favorito su Barkley,in quanto la disponibilità di mezzi, anche se il Trojans non dispiace affatto per la sua leadership.

Da qui ad aprile ne vedremo e ne sentiremo delle belle, molto dipenderà da chi sarà la prima franchigia a chiamare. Ricordiamoci che i Chiefs dissero di voler a tutti i costi il talento di West Virginia ma allora la situazione non era proprio così disperata. Possibile passo indietro?

I Jaguars sono i secondi candidati alla sua chiamata avendo avuto un felice passato con i qb di colore ma tutto dipenderà dalla dirigenza, visibilmente in difficoltà e da anni sull’orlo del licenziamento.

Qualunque sia la destinazione è imperativo dire che Geno avrà bisogno del tempo per maturare perché la Nfl non è la Big 12. Ma il potenziale c’è tutto, e allora perché non rischiare? Dopotutto chi non rischia non rosica.

Federico Vedovelli

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Nfl Draft 2013: Matt Barkley

 

Matt Barkley, Qb, Senior, Usc Trojans

Pro

  • Passaggio accurato
  • Etica lavorativa
  • Leadership

Contro

  • Potenza passaggio
  • Mobilità

Matt Barkley ha deciso di affrontare l’ultimo anno di eleggibilità al college per cercare di portare i suoi Trojans al National Championship e di ambire al Heisman Trophy al fine di assicurarsi la prima chiamata del draft 2013: missione fallita.

Meglio dire che non realizzerà le prime due a causa del record negativo racimolato fino ad ora e la contemporanea esplosione di altri interessanti prospetti abbonati quotidianamente a cifre da capogiro. Tuttavia l’ipotesi della chiamata al primo pick rimane ancora vivissima.

L’attuale situazione della Nfl proporrebbe due squadre con l’evidente necessità di trovare una nuova guida nel reparto offensivo e Barkley potrebbe ben incorporare la richiesta di una delle due franchigie.

A Usc Barkley ha dimostrato di poter avere le carte per giocare tra i professionisti: passaggio preciso, ottimo nella lettura delle difese, rilascio veloce del pallone e infinita voglia di migliorare. Tutte caratteristiche essenziali per un qb Nfl e l’aver appreso il sistema West Coast di coach Kiffin lo avvantaggerà nel inserirsi nel piano superiore dove diverse squadre stanno adottando tale sistema offensivo.

Quello che più preoccupa gli scout è la mancanza di potenza nel braccio: le partite della Pac 12 raramente hanno obbligato Barkley a lanciare in profondità visto il medio/scarso livello delle difese concedendo delle semplici prese sul medio raggio, e in quelle rare occasioni di lanci lunghi Matt ha dimostrato di non avere quel braccio cannone che permette di realizzare il big play inaspettato.

L’altro problema è la mancanza di mobilità una volta fuori dalla tasca, aspetto che la squadra in cui andrà dovrà prendere seriamente in considerazione. Il numero sette ha sempre fatto affidamento su una linea offensiva di livello assoluto la quale garantiva protezione creando una tasca perfetta ad ogni occasione.

Come sappiamo il Prescelto Luck è dotato di una sua mobilità e questo lo mette nelle condizioni di crearsi qualcosa da solo mentre il biondo dei Trojans dovrà affidarsi di più alle prestazioni dei suoi santi protettori.

Quindi Barkley si presenta al draft come il deluso della stagione. I principali rivali come Smith e Wilson non hanno offerto garanzie e questo lo proietta come il miglior prospetto nel ruolo anche se la classe di quest’anno non è minimamente paragonabile a quello dell’anno scorso, dove Matt si presentava come il terzo nel ruolo.

Scegliere Barkley assicura un prospetto con molto potenziale con un braccio ancora da scoprire a livello di potenza. Se migliorasse la potenza potrebbe già nel giro di pochi anni essere un giocatore di tutto rispetto ma l’essere un qb pocket potrebbe costare caro sia a lui sia ai suoi compagni nel caso mancasse una linea di medio livello.

Jaguars e Chiefs sono le candidate alla sua chiamata; qualunque sia la destinazione è chiaro che Barkely avrà bisogno del tempo per adattarsi al sistema e cercare di vincere qualche partita anche se gli angeli del south California hanno regalato un prospetto dalle ottime speranze.

Federico Vedovelli

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Due parole per Marcus Lattimore

 

 

“He’s such a wonderful man. Good things will happen for Marcus Lattimore. I don’t know in what field of life, but he’s a wonderful guy. He’s going to do well in whatever he does.” Steve Spurrier, al termine di South Carolina- Tenneessee dello scorso sabato.

 

Marcus Lattimore è forse il talento più luminoso nella posizione di runningback dell’intero college football.

Portare la palla è il suo compito, che svolge in maniera eccellente fin dal primo momento in cui ha vestito la divisa dei Gamecocks di South Carolina.

Se siete tra coloro che amano i confronti, mi piacerebbe paragonarlo alla terza scelta assoluta dell’ultimo draft ed ex Alabama, Trent Richardson: molto più agile il primo, terribilmente più potente il secondo, ma entrambi con la stessa, identica capacità di guadagnare yards dopo il primo contatto, caratteristica suprema che separa un buon runningback da uno ottimo. La differenza consiste nel metodo: Richardson raggranella le extra yards con una rabbia che sa di riscatto sociale e fame di scalare le gerarchie, Lattimore naturalmente, quasi non potesse fare a meno di avanzare di quelle due/tre yards in più dopo il primo placcaggio.

Il nativo di Duncan è il simbolo del nuovo corso del team allenato da Steve Spurrier: Mr. Football dello stato del South Carolina, il suo reclutamento da parte dell’ateneo di Columbia ha significato il riscatto di USC dal ratto di talenti statali da parte delle rivali di conference.

Sabato scorso era sul terreno di casa, nel Williams – Brice Stadium di Columbia. Aveva già dimostrato di essere ritornato sui suoi mostruosi standard con una corsa in end zone nel primo periodo di gioco, quando, in uno scontro, la gamba fa crac.

Si capisce subito che l’infortunio è brutto, anzi terribile. Oh no, penso immediatamente. Non di nuovo a lui, aggiungo in un secondo tempo, pensando già all’operazione al legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro che aveva posto fine anzitempo alla sua ultima stagione.

Le immagini che indugiano sul povero Lattimore sono impietose: il ginocchio è fuori sede, impossibile guardarle per più di un paio di volte. Il risultato finale passa in secondo piano, da subito si capisce che potrebbe essere uno di quegli infortuni che potrebbero spezzare una carriera sul nascere.

Immediatamente i giocatori delle due squadre si radunano a pregare intorno al povero ragazzo, che viene accompagnato fuori dal campo, incoraggiato dallo stadio che ne urla a gran voce il suo nome. Non è una scena tanto peregrina, in una nazione e in uno sport in cui si riconosce volentieri il valore dell’avversario ferito.

Intervistato appena al termine dell’incontro, coach Steve Spurrier mi spaventa, perché le sue parole elogiano le qualità morali dello sfortunato ragazzo, parole che suonano come un anticipato elogio funebre alla carriera stroncata, salvo poi correggere il tiro nei giorni successivi, iniettando una dose di ottimismo all’ambiente riguardo al possibile ritorno futuro dell’eroe locale.

Provo a cercare sul web se qualcuno si è azzardato a buttare la colpa addosso a Eric Gordon, defensive back che è intervenuto sul numero 21 dei Gamecocks: invece, con mia sorpresa, nessun media ha introdotto l’atto di accusa, quasi a riconoscere l’intrinseca pericolosità che caratterizza uno sport basato sul contatto fisico e giocato con protezioni che diventano esse stesse involontarie armi non dichiarate; ben venga la stretta sui contatti puramente viziosi, ma bisogna accettare l’accidentalità degli eventi, anche quando vanno a colpire un probabile fenomeno anche al piano superiore.

Mi ha piuttosto colpito l’intervento di Dr. Saturday su Yahoo Sport, che ha voluto invece polemizzare sulla regola che non permette ad un atleta collegiale di dichiararsi per il draft NFL prima del terzo anno di eleggibilità, – a differenza della NBA, dove l’entrata al draft è possibile dopo l’high school, – creando di fatto una lega di espansione favorevole per le franchigie professionistiche, che potranno abbassare la percentuale di rischio in sede di draft, trovandosi davanti giovani per lo più formati dalle loro alma mater. Con ripercussioni vistose però sul portafoglio degli atleti stessi: Lattimore forse avrebbe fatto fiasco si fosse dichiarato per il draft da freshman, ma oggi sarebbe sicuramente un uomo più ricco, fatta comunque salva la possibilità di ignorare il prospetto da parte delle franchigie, qualora ritenuto troppo acerbo.

A sorpresa, proprio da molti pro sono arrivati gli auguri più calorosi per un ragazzo che vive la sua passione con serietà ineguagliabile, meritandosi un rispetto immenso da parte dei suoi avversari: il fresco vincitore dell’Heisman Trophy e quarterback dei Washington Redskins Robert Griffin III ha voluto augurare una pronta guarigione al runningback, così come Tim Tebow, LeBron James e diverse autorità politiche locali, tra cui il governatore dello Stato della Carolina del Sud, noto tifoso di Clemson.

Un in bocca al lupo particolarmente significativo è giunto dal runningback dei Broncos, Willis McGahee, che con i suoi 31 anni e le sue 10 stagioni di NFL testimonia che si può ambire anche ai grandi palcoscenici, nonostante il tremendo infortunio che lui stesso aveva subito quando ancora frequentava l’università di Miami.

A Lattimore, d’altronde, gli si chiede solo di tornare a fare ciò che sa fare meglio: guadagnare quelle maledette extra yards, dopo uno dei placcaggi più duri che la vita possa confezionare.

Auguri campione.

 

Nicolò Bo (Shorty)

 

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Road to Week 10: Lsu Tigers

Concludiamo la rubrica che ci ha accompagnati fino alla week 10 con la presentazione di Louisiana State University, meglio conosciuta come Lsu Tigers.

Zach Mettenberger

I Tigers di coach Les Miles non sono riusciti a ripetere lo straordinario cammino della passata stagione e si presentano alla super sfida con Alabama con un record di sette vittorie e una sconfitta per mano dei sorprendenti rivali di Florida. Anche la posizione nel Ranking gli penalizza posizionandoli quinti dietro le due sorprese di Notre Dame e Kansas St, oltre alle due potenze Alabama e Oregon.

Zach Mettenberger è stato il giocatore del reparto offensivo più chiacchierato e osservato viste le aspettative e la fiducia che gli allenatori gli hanno voluto assegnare allo scopo di trovare un’alternativa credibile nel gioco aereo,pesantemente penalizzato l’anno scorso dall’assenza di un vero quarterback.

Purtroppo l’esperimento non è completamente riuscito: Mettenberger ha faticato lanciando 1419 yards, 7 td pass e 4 intercetti mostrando evidenti difficoltà di gestione della partita quando il risultato era sul filo del rasoio. La scarsa esperienza non lo ha affatto aiutato e l’enorme pressione dei Tide potrebbe giocare brutti scherzi al junior qb di Lsu.

Motivo per cui il rush game dovrà giocare la miglior partita della stagione per cercare di scardinare l’arcigna difesa dei Tide, forse la più forte del panorama Ncaa. Il back field ha tutte le possibilità di riuscire nel intento vista l’ampia possibilità di Miles di schierare un running back per ogni situazione.

Kenny Hilliard(420 yards, 71 portate e 6 td) rimane molto affidabile nelle situazioni di corto yardaggio essendo molto potente e pesante,Michael Ford(357 yards, 60 attacchi e 3 mete) ha leve velocissime e Alfred Blue(270 yards, 40 portate e 2 segnature) è il più imprevedibile trovando l’angolo ideale per guadagnare numerose yards.

Loro tre dovranno,presubilmente, assorbire i primi impatti della partita dove grande responsabilità graverà sulle spalle della linea offensiva, obbligata a sostenere al meglio lo scontro con il temibile front seven dei Crimson Tide. Il left tackle Chris Faulk e il centro P.J. Lonergan sono i punti di riferimento dell’allineamento; a loro il compito di trascinare gli ottimi compagni in una partita da trincea.

Nel pacchetto dei bersagli di Mettenberger non ci sono grandi nomi(lo stesso per Alabama) ma il wide receiver Odell Beckham(26 prese,420 yards e 2 td) potrà cercare di dare fastidio anche se sarà sorvegliato a vista dai cornerbacks avversari.

Cambiamo lato e parliamo della difesa: considerata una delle migliori della nazione si è classificata terza nella Sec dietro ai maestri di Alabama e i rivali di Florida. Le statistiche sono incoraggianti: hanno concesso 15 punti,245 yards totali e 96 contro le corse di media ogni giornata. Il tutto fa ben sperare per la partita e che le sorti dell’incontro saranno affidate Mettenberger e soci.

La defensive line è di primo livello con i junior Barkevious MingoSam Montgomery confermatissimi nel ruolo di end insieme al coetaneo Bannie Logan e Anthony Johnson nei ruoli di tackle. Questi quattro dovranno cercare di limitare la potente e tecnica linea di Alabama.

Il back seven rimane una certezza a livello di intercetti(ben 13 messi a segno e 2 riporti in td) ma manca del grande nome come era quel Morris Claiborne, ora nelle file dei Cowboys. Il tutto gira attorno alla safety Eric Reid, placcatore tenace con un discreto fiuto per gli intercetti, che dovrà guidare la difesa in una partita dove ogni singola yards potrebbe incidere nel risultato finale.

Il cornerback Tharold SimonJalen Mills hanno piazzato 4 intercetti in due e sono pronti a contenere le minacce prevenienti dall’alto ma dovranno tassativamente aiutare nelle azioni di corsa. A concludere il reparto linebacker con il junior Kevin Minter divenuto il leader del reparto grazie a prestazioni di primissimo livello significative per l’esito delle partite.

Il kicker Drew Alleman ha calciato più volte rispetto al rivale Jeremy Shelley ma con una percentuale di successo del 70%, forse un po’ poco per una partita di questo genere. La sfida dell’anno scorso si risolse grazie a lui ma la gamba sembra mancare specialmente dalla lunga distanza.

In conclusione: i Tigers possono battere i Crimson Tide? L’ago della bilancia sta pendendo a favore dei ragazzi di Saban visto il cammino perfetto( e non solo nel record) dei suoi ragazzi; probabilmente la battaglia la vincerà chi prevalerà nella lotta sulle linea di scrimmage, punto chiave per il successo del back field.

Lsu può giocarsela perché ha una linea difensiva perfetta e la 4-3 permetterà di fornire una costante presenza contro le corse. Sicuramente quella offensiva dei Tide cercherà di fare lo stesso confermando le ottime prove fatte fino a questo punto.

Da questa partita passano le speranze dei Tigers: se si vince si può ancora sperare nel National Championship, se si perde si fanno le valigie e ci si accontenterà della frase “ci abbiamo provato senza successo”. Le possibilità di vittoria ci sono ma quante siano non lo si sa; Miles può ancora dimostrare di essere un signor allenatore e per farlo dovrà sconfiggere Saban dalla propria side line.

I tifosi del Tiger Stadium di Baton Rouge saranno la spinta in più per sfidare Alabama: la sfida è lanciata, vinca il migliore.

Federico Vedovelli

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Marcus Lattimore fa di nuovo crack

Purtroppo è ricapitato: una anno fa il running back Marcus Lattimore dei South Carolina Gamecocks si strappò il legamento crociato anteriore nel match contro Mississippi State ponendo la parola “fine” alla sua stagione che lo stava vedendo dominare in lungo e in largo l’intera competizione.

Lattimore si copre il viso per la disperazione

Sabato, nel match vinto contro i Tennessee Volunteers, Lattimore ha subito un infortunio ancora più grave alla stessa gamba: lacerazione dello stesso legamento strappatosi un anno prima, del crociato posteriore e del collaterale mediale. Insomma un duro colpo per un ragazzo del terzo anno al college voglioso di ritornare ai suoi livelli dopo un avvio un po’ difficile.

Il video dell’infortunio ci mostra i visi increduli e tristi dei tifosi, dei famigliari e dei compagni di squadra. Lattimore stava registrando una stagione da 662 yards in 143 attacchi e 11 rush td oltre che a 26 ricezioni per 173 yards, candidandosi al ruolo di top running back del prossimo draft ma questo infortunio lo costringerà sicuramente a ritornare a Columbia per l’anno da senior.

In molti si augurano un suo ritorno;Brian Griese e Dave Pasch, due giornalisti di Espn, hanno dichiarato che Lattimore potrebbe vivere una carriera come quella dell’attuale half back dei Broncos Willis McGahee, colpito da un brutto infortunio al college ma ritornato con una fantastica esperienza nel football professionistico.

A Marcus un augurio di una felice guarigione.

Federico Vedovelli

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Road to Week 10: Alabama Crimson Tide

Dopo aver guardato attentamente la sfida della Pac 12 tra i Trojans e i Ducks, ora ci spostiamo nello scenario più fascinoso di tutta la Ncaa dove i protagonisti sono gli Alabama Crimson Tidee i Lsu Tigers, due potenze forgiate dai difficili ma efficacissimi sistemi della Sec.

AJ McCarron e la linea offensiva

I Crimson Tide sono la squadra del momento:mentalità solida, Nick Saban è tra i migliori head coach del football a stelle e strisce, la difesa non concede nulla agli avversari e l’attacco ha un rush game davvero micidiale. Sono loro i più accreditati per la vittoria finale.

Ma quello che più importa agli abitanti di Tuscaloosa è la sfida a Baton Rouge, la tana dei Tigers, in programma questo fine settimana dove i Tide daranno il massimo per cercare soffiare la vittoria ai rivali per strappare,meritatamente, il pass per il Championship.

Ovviamente Lsu non cederà così semplicemente il passo, sostenuta dai novantamila tifosi del Tiger Stadium, ma questa Alabama vista nelle precedenti giornate ha dato la chiara idea di poter battere qualsiasi avversario.

Il tutto parte proprio dalla vittoria nel Championship dell’anno scorso quando, al Superdome di New Orleans, i Tide si imposero sulle tigri senza concede un singolo td mostrando al mondo la massima espressione collegiale. Ma quella serata verrà anche ricordata per l’esplosione del qb AJ McCarron, divenuto un componente fondamentale dell’attacco da quel giorno a oggi.

McCarron si è confermato: in otto partite tutte da titolare ha collezionato 1684 yards,18 td pass, una precisione nei completi del 68.9%,zero intercetti e ottime abilità di leadership. Tutto va collegato a un pacchetto di bersagli non di primo di livello dove emerge prepotentemente il nome di Amari Cooper, freshman vero pezzo pregiato dell’ultimo recruiting, arrivato a quota 32 prese,472 yards e 5 td.

Premesso che l’attacco di Saban è di base formato da due tight end, appare evidente che la maggior parte degli snap siano per delle azioni di corsa, situazione fantasticamente interpretata grazie a due running back di primo livello e una linea offensiva solida,affiatata e dinamica.

Partendo dalla linea spiccano i nomi dei due senior Chance Warmack e Barrett Jones, cuore dell’occhiello degli scout nfl per il prossimo draft specialmente il secondo, capace di ricoprire tutte le tre posizioni dell’allineamento. Con il pesante junior right tackle D.J. Fluker il reparto è perfettamente realizzato per aprire varchi ma ha qualche volta concesso più sacks del previsto.

A portare i palloni due half back di ottimo livello come Eddie Lacy e T.J. Yeldon, altro pezzo pregiato del recruiting dell’ultimo anno. Lacy ha corso 596 yards in 109 volte e 7 rush td mentre Yeldon ha piazzato una spaventosa media di yards a portata(7) fruttando 649 yards e 7 marcature.

Generalmente il reparto è il secondo della Sec dietro a Texas A&M e per la sfida di sabato cercheranno di dare il massimo al fine di alleggerire la pressione sul proprio quarterback. Questo l’attacco dei Tide: contro Lsu non ci sarà da scherzare affatto ma se le corse continueranno su questi livelli per i Tigers ci vorrà la prova del secolo.

E veniamo al piatto forte della casa: la difesa. Nonostante le numerose partenze dello scorso anno, Saban ha di nuovo messo in piedi un reparto con i fiocchi: lo confermano i 8.1 punti di media subiti a partiti e le 203 yards subite per ogni incontro.

Il front seven vede i nomi del nose guard Jesse Williams, potentissimo senior capace di fare da ancora per i compagni contro le corse, Adrian Hubbard,linebacker di belle speranze con efficaci mezzi da pass rusher, dei defensive backs Robert Lester e Dee Milliner anche se non sono loro la fonte del successo di questa difesa.

A fare la differenza non è il singolo nella difesa di Bama ma il collettivo: Saban ha a disposizione numerose soluzioni per gestire al meglio ogni situazione contando sulla interesse collettivo del singolo per ottenere il miglior risultato.

Sarà fondamentale una prova di grande valore da parte del front seven per contenere il versatile e potente attacco dei Tigers mentre nelle retrovie non bisognerà distrarsi per evitare un sanguinoso big play da parte del pass game avversario.

Tutto è pronto a Tuscaloosa; sabato si gioca al Tiger Stadium per una partita che sarà certamente seguita dagli amanti delle difese e dove Nick Saban cercherà di ottenere il meglio dai suoi ragazzi per riscattare la sconfitta interna dell’anno scorso,sanguinosa quanto basta per scatenare l’ira dei Tide ora favoriti come non mai.

Federico Vedovelli

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Road to Week 10: Usc Trojans

Doveva essere l’anno dei Trojans e invece la formazione allenata Lane Kiffin non ha così convinto come si pronosticava all’inizio ed ora appare in ritardo rispetto alla diretta rivale della Pac 12, quei Oregon Ducks che fino ad adesso hanno macinato gioco e soprattutto solo vittorie.

Lane Kiffin e Matt Barkley

Il tutto parte dal loro uomo immagine, colui che ha deciso di rimanere a Los Angeles per la stagione da senior per cercare di vincere il Championship; stiamo parlando del quarterback Matt Barkley, ragazzo biondo già maturo per la nfl ma con un forte desiderio di mettere la parola fine al dominio della Sec.

Dopo un inizio molto positivo con due vittorie su Hawaii e Syracuse, la squadra è inciampata nella unica sconfitta della stagione per colpa di Stanford, l’università dei bravi studenti capaci di far abbassare la cresta al galletto Barkley. E li qualcosa è successo nella testa dei ragazzi  di Kiffin, trovatosi a gestire un team in evidente difficoltà a livello mentale.

I due wide receiver Robert WoodsMarqise Lee hanno calato il loro rendimento e di conseguenza messo in difficoltà il gioco offensivo dei Trojans, trovatosi senza i giocatori essenziali per la sopravvivenza del loro qb. I due hanno all’attivo 90 ricezioni in totale per 1041 yards e 12 td ma l’ultima uscita a Washington li ha visti in difficoltà.

A mettere una pezza ci ha pensato il rush game, un po’ ignorato all’inizio, trasformatosi in un organo vitale in questo momento di difficoltà togliendo quello stile monodimensionale che aveva forse avvantaggiato la difesa dei Cardinal. I running back Silas Reed(570 yards e 6 rush rd) e Curtis McNeal(283 yards con una media di 6.4 a portata) avranno certamente un bel da farsi al fine di ridare fiducia al gioco aereo dei suoi compagni.

Ma se l’attacco tutto sommato si sta leggermente riprendendo, chi deve ancora farne di passi avanti è la difesa perché l’attacco dei Ducks non è di certo quello delle squadre fino ad ora incontrate. La forza di Oregon sta nelle corse e li Usc dovrà giocarsi la partita per cercare di portarsela a casa.

La difesa ha concesso una media di 110 yards su corsa a partita a avversari non proprio tra i più quotati, e il modo in cui Stanford ha guadagnato 200 yards è stato imbarazzante per una difesa che fa della defensive lineman il suo punto di forza.

La safety T.J McDonald rimane un senior di considerevole sostanza con prestazioni molto costanti, il defensive tackle George Uko il giocatore più completo della linea e il linebacker Dion Bailey è attualmente il miglio giocatore del reparto nonostante sia appena al secondo anno. Loro tre dovranno dare il meglio per cercare di dare stabilità cercando di trovare l’antidoto giusto per contrastare la macchina offensiva dei Ducks.

Sulla strada c’è ancora Colorado e Arizona, due sfide importantissime per ridare fiducia alla compagnia di Usc. Sbagliare una delle due significherebbe dire addio ai sogni di andare al Sun Life Stadium di Miami Gardens. Kiffin e Barkley sono arrivati all’ultima chiamata: da qui in avanti se si sbaglia si va a casa e fra tre settimane ci sono i Ducks al Los Angeles Memorial Coliseum, sfida che potrebbe valere il futuro di colui che tradì i Browns nell’ultimo draft.

Federico Vedovelli

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Road to Week 10: Oregon Ducks

Al via la rubrica “Road to Week 10” che ci accompagnerà da qui fino alla attesissima week dieci di questa stagione, giornata chiave della stagione dato che le quattro più attese del torneo si affronteranno in due e veri propri scontri diretti per gli esiti della propria Conference.

Kenjon Barner in azione

La Sec vedrà i Crimson Tide andare a Baton Rouge per sfidare i Lsu Tigers in una partita dove la formazione di casa potrà cercare di prendersi la rivincita per la sconfitta nel  Bowl dell’anno prima, oltre che provare a insidiare la zona valida per la posizione numero due. Dall’altra parte, a Los Angels, i Trojans attenderanno i Ducks in una sfida che vale moltissimo per sia per le sorti della Pac 12 sia per la candidatura al Championship di Oregon.

Proprio dai Ducks partiremo con questa speciale rubrica perché attualmente sembrano l’unica formazione della Pac 12 capace di insidiare le potenze targate Sec, guidate dalla splendida Alabama con al seguito i Gamecocks e i Tigers. I Trojans,invece, non stanno dando troppo l’idea di potersi meritare quella piazza come giustificano la sconfitta contro Stanford e una difesa troppo ballerina nei momenti chiave.

La squadra del capo allenatore Chip Kelly ha veramente tutte le possibilità di dire la sua fino alla fine perché, nonostante la perdita di ottimi pezzi nell’ultimo draft, ha mantenuto alto il suo rendimento vantando anche di un calendario non di certo tra i più impegnativi della nazione.

L’unica sfida contro un’avversaria del ranking rappresentata da Arizona è stat vinta con il risultato piuttosto pesante di 49 a zero, di certo una passeggiata. Il punto è che questi Ducks hanno un attacco davvero ben oliato e una difesa che sta rispondendo “presente” a quanto chiesto dal proprio coach. Il mix perfetto per arrivare alla week 10 con tutta la voglia di vincere per lasciare al povero Barkley l’amaro della mancata partecipazione alla finale che tutti sognano.

Il quarterback Freshman Marcus Mariota sta svolgendo il suo compito con ottimi risultati, fatto da pochi rischi che lo hanno portato a una buona percentuale di completi(67.9%) e con un buon numero di td pass(15 con 1301 yards). Paga l’inesperienza, frutto di 5 intercetti, ma il ragazzo originario di Honolulo, Hawaii, può dire la sua fino alla fine.

Il vero punto di forza sta nel rush game dove il senior Kenjon Barner ha atteso a lungo l’opportunità per trascinare l’attacco, e le sue 727 yards corse con 9 rush td e l’aggiunta di una buonissima presenza fuori dal back field lo fanno un vero e proprio leader. Con lui anche il sophomore De’Anthony Thomas sta svolgendo alla grande il suo dovere con 377 yards corse,205 ricevute per un totale di 9 td.

La linea offensiva rimane una garanzia visto la presenza di tre senior ben affiatati mentre i wide receiver dovranno impegnarsi di più con il tanto atteso Josh Huff chiamato a riproporre le prestazioni dell’anno scorso dopo uno stop di tre settimane. Nient’altro da aggiungere, i Ducks hanno un attacco che può far male!

La difesa ha concesso la media di 20 punti a partita, forse un po’ troppo ma ha nel serbatoio l’energia giusta per contrastare gli attacchi avversari. Dion Jordan rimane un end si spessore con una costante presenza contro le corse e contro i passaggi e il linebacker Michael Clay un buon interprete del ruolo; purtroppo l’infortunio della safety John Boyett ha privato il reparto del suo pezzo migliore quindi l’avvicinamento alla data della sfida con Usc ci farà capire quanto possano davvero questi Ducks giocarsela fino in fondo.

I Ducks hanno un unico scopo: vincere a Los Angeles. Terminare la stagione da imbattuti si può e la sconfitta di Lsu contro Florida gli ha già proiettati come prima rivale di Alabama. Rimane ancora uno scoglio chiamato Matt Barkley ma Chip Kelly sa che il suo gruppo è pronto per arrivare fino al Championship.

Federico Vedovelli

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Matt Barkley e il dilemma prima scelta assoluta

Lo scorso inverno il quarterback di Usc Matt Barkley decise di non rendersi eleggibile per il draft 2012 per giocare l’anno da senior nella sua tanta amata università. Dietro alla scelta di non entrare in una classe davvero promettente in termini di qb ci sono vicende che non sono ancora state del tutto smascherate.

Matt spera ancora nel primo pick assoluto

Il ragazzo biondo aveva detto di amare troppo il suo college e le sue persone, ma aveva espressamente dichiarato di voler provare a vincere quel Championship che da anni ha visto un dominio incontrastato delle formazione della Sec. Ma forse centrava anche il discorso prima scelta assoluta, destinata a quel fenomeno di Andrew Luck uscito da Stanford e che nessuno mai gliela avrebbe tolta.

Barkley,dopotutto, sapeva che i prospetti del 2013 mai si sarebbero potuti avvicinare ai vari Luck e Rg3 e quindi il suo ragionamento non sarebbe stato del tutto sbagliato nonostante statistiche capaci di riscrivere la storia dei Trojans nella stagione da junior.

Il problema è che quest’anno le cose non stanno andando proprio come i piani previsti: sconfitta contro Stanford e contemporanea esplosione di Geno Smith, ammirabile qb di West Virginia, che hanno fatto solo confusione nella testa del ragazzo di Usc. E poi c’è anche quel discorso legato al Heisman Trophy, ambito da molti ma che per i risultati del rivale dei Mountaineers ora sembra quasi irraggiungibile.

Barkley ha fino ad ora lanciato 1308 yards in 111 lanci completati con una precisione del 64.2%, 15 td pass e 5 intercetti. Buone statistiche con un rating altissimo ma influenzato dalla pessima prestazione contro i Cardinal; purtroppo le statistiche di Geno sembrano quelle di un marziano come confermano le 1996 yards lanciate, i 24 td pass messi a segno senza subire intercetti e la modesta percentuale di 81.4% nei completi(scusatemi se è poco).

La strada per convincere le autorità a rimetterli nella seconda posizione del Ranking e il diritto di giocarsi il Championship è complessa perché alla week 10 a Los Angeles arriva Oregon, fino ad ora impeccabile, e dall’altra parte dello stato c’è una Sec con Lsu e la sorpresa South Carolina ancora in corsa per sfidare Alabama a gennaio. Il tutto senza escludere l’arrivo al Memorial Coliseum dei Fighting Irish,altra squadra fastidiosa fino ad ora imbattuta.

Molto dipenderà dalla difesa, non proprio il massimo della certezza da quanto visto fino ad ora, e dalla pressione che avrà Barkley sulle spalle. Sia chiaro che se la vera finale non dovesse arrivare, Matt potrà sempre dire di avere riscritto i numeri di Usc anche se in bocca rimarrà un sapore un po’ amaro.

E intanto la testa è fissa al 25 aprile 2013, data di inizio del draft, dove la speranza di essere ancora il primo a sentire il proprio nome non è ancora tramontata.

Federico Vedovelli

 

 

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South Carolina surclassa Georgia

Sabato sera, in un Williams-Brice Stadium dove non c’era neanche lo spazio per una mosca, i South Carolina Gamecocks e i Georgia Bulldogs si sono affrontati in una sfida molto attesa per una vasta serie di motivi che andavano abbondantemente oltre l’attuale situazione della classifica.

La gioia dei ragazzi di coach Steve Spurrier

La voglia di rivincita dei Bulldogs, il dovere di conferma dei Gamecocks, il desiderio di mantenere intatto il proprio record di vittorie, la rivalità sorta negli ultimi anni e il sogno di continuare a seguire quella speranza di poter partecipare al Championship di gennaio; questi i motivi principali che ci hanno accompagnato fino al kick off con i migliori auspici per una partita avvincente fino all’ultimo snap.

O meglio così si pronosticava perché da quanto visto dopo un quarto di gioco è stato chiaro che i padroni di casa avevano il serio obiettivo di continuare sulla retta via a scopo di intimorire i prossimi rivali di Lsu, sconfitti dai Gators nella stessa giornata. Una prova concreta dell’attacco e un rendimento altissimo della difesa hanno spazzato via la effimera resistenza che Aaron Murray e soci sono riusciti a proporre.

Un attacco affidatosi specialmente al rush game con Marcus Lattimore e il quarterback Connor Shaw capaci di racimolare la modesta cifra di 187 yards con due segnature; inoltre con questa impostazione di gioco il pacchetto wide receiver e tight end ne ha approfittato piazzando due td nati da play action. A condire il tutto ci ha pensato il punt return di Ace Sanders a testimonia della opaca prova sotto tutti i punti di vista degli ospiti.

I Gamecocks del coach Steve Spurrier hanno risposto a tutte le critiche di inizio stagione, cominciato con una vittoria sofferta contro Vanderbilt dove difficilmente sarebbe stato pronosticabile un successo in questa week del college della città di Columbia. Ma i successivi incontri ci hanno mostrato evidenti progressi grazie a un ritrovato Lattimore,sembrato ancora molto preoccupato per il suo tendine del ginocchio laceratosi un anno fa. Il numero 21 sta viaggiando con buonissimi numeri( 549 yards in 116 portate e 9 rush td) ma anche la sua presenza fuori dal back field si sta dimostrando molto importante.

In più dall’altra parte della linea c’è una difesa esperta, schizzante e molto aggressiva che ha nel  sophomore Jadeveon Clowney il punto di forza: il Sec Freshman of the year ha già messo a segno 6.5 sacks e la sua completezza lo renderà un clienti difficile anche contro i migliori left tackle del torneo. Accanto e dietro a lui un perfetto mix di esperienza, come la safety D.J. Swearinger e l’altro end Devin Taylor, e la freschezza dell’altra safety Brison Williams e del compagno di linea il defensive tackle Kelcy Quarles.

Se aggiungiamo i progressi fatti dalla linea offensiva e la fiducia attuale nello spogliatoio c’è ben da sperare per la trasferta di questa settimana a Baton Rouge, tana dei Tigers obbligati a vincere per sperare ancora nella ammissione al Championship. I Gamecocks hanno lo stesso obiettivo e non rinunceranno a provarci dopotutto l’entusiasmo non manca!

Federico Vedovelli

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